Salambò

“AFRICA. Raccontare un mondo”

Milano si conferma capitale italiana dell’arte africana. Il PAC ospiterà un’ampia panoramica sul valore dell’arte contemporanea nel continente nero.

Venezia, Londra, Parigi, Bilbao, New York, Washington, San Paolo, Milano: negli ultimi anni, nel mondo, sono state numerose le rassegne dedicate all’arte africana. L’Africa è da secoli un Paese ricco di cultura e tradizioni ed è proprio intorno alla ricchezza culturale del continente ed alla sua fierezza che ruota la mostra “AFRICA. Raccontare un mondo“, curata da Adelina von Fürstenberg, al PAC di Milano fino all’11 settembre 2017.
Per la realizzazione della manifestazione, infatti, la curatrice si è ispirata alla figura dei Griot, famosi cantastorie dell’Africa Occidentale Sub-Sahariana, ed al ruolo che questi ricoprivano e che ancora oggi ricoprono nel continente nero. Si tratta di una grande tradizione familiare che si tramanda di padre in figlio. Questi personaggi raccontano e trasmettono ai presenti, l’evento che loro stessi stanno vivendo, pertanto i loro repertori variano in base al contesto nel quale si trovano ad operare, basandosi su di un uso molteplice e poliedrico della narrazione.
“In AFRICA. Raccontare un mondo, è come se gli artisti stessi fossero dei Griot che raccontano il mondo“, spiega Adelina von Fürstenberg.
La mostra è stata poi divisa in quattro grandi tematiche: “Dopo l’indipendenza”, l’“Introspezione identitaria”, la “Generazione Africa” e le “Politiche della Distanza”, sezioni che sono state individuate per dare un’indicazione al pubblico.
Della prima parte sono artisti come i fotografi Malik Sidibé, malese, recentemente scomparso, e Seydou Keita, strettamente ancorati al loro contesto culturale, entrambi scoperti dall’Occidente, con entusiasmo, negli Anni Novanta.
Un intero ambiente è dedicato a Georges Adéagbo (classe 1942), che si colloca nel secondo gruppo. Il suo lavoro è facilmente riconoscibile: si tratta di una raccolta inesauribile di oggetti dei suoi luoghi e di quelli che lo ospitano. Dello stesso gruppo fanno parte anche Pieter Hugo, sudafricano, di venticinque anni più giovane di Adéagbo, di cui sono in mostra alcuni lavori durissimi sul genocidio ruandese, e Yinka Shonibare, esploratore del post-colonialismo attraverso la globalizzazione.
Generazione Africa comprende, invece, gli artisti che affrontano le urgenze della contemporaneità e che le trasmettono al mondo, da Kudzanai Chiurai a Senzeni Marasela. Forse quelli maggiormente da scoprire all’interno della rassegna.
Non poteva mancare una parte dedicata alle donne, nove, che affrontano la distanza come elemento gnoseologico ed elemento di indagine e partecipazione, in riferimento alle trasformazioni sociali, da Mba Bikoro a Zanele Muholi e Tracey Rose.
L’arte e gli artisti, ancora una volta, con questa mostra africana, riescono, meglio di chiunque altro, a introdurci e a farci comprendere le ragioni e il senso del cambiamento, in atto giorno dopo giorno.

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